Intelligence artificielle pour la rédaction de textes: ça va voler nos emplois?

Un articolo per tutti gli scrittori e le scrittrici terrorizzati dai nuovi scenari dell’AI e dei Large Language Models

Il rilascio dei primi LLM (Grands modèles de langage) gratuiti, ChatGPT tra tutti, ha suscitato molto scalpore.

Nel settore del content marketing si parlava di queste tecnologie già da un po’: io collaboro con un team di autori di fantascienza che le ha usate in tempi non sospetti per il proprio blog a tema sci-fi. La diffusione delle AI presso il grande pubblico, tuttavia, ha portato l’argomento alla ribalta in tutti media.

È più che legittimo, per uno scrittore o una scrittrice, domandarsi se queste mirabolanti diavolerie informatiche soppianteranno il lavoro creativo degli esseri umani. Alcune persone se lo chiedono con curiosità e voglia di informarsi, altre con acrimonia e un atteggiamento di chiusura totale. Ma niente paura: nel contenuto che stai leggendo, cercheremo di fare chiarezza senza allarmismi. pouquoi, te lo anticipo subito, l’essere umano possiede ancora qualcosa che l’AI non ha.

Cosa manca all’intelligenza artificiale per la scrittura dei testi, rispetto agli esseri umani?

Alle AI mancano molte cose, riassumibili in un’unica parola: coscienza.

Un’intelligenza artificiale (che in realtà dovrebbe chiamarsi, per evitare fraintendimenti, intelligenza simulata) non ha coscienza di sé. Quando produce un brano, non sa cosa sta scrivendo: genera parole associate tra di loro su base statistica, provenienti da una quantità spaventosa di testi presenti nel suo database.

Siamo proprio sicuri?

I Large Language Models

Ora, per capire meglio quanto vedremo in seguito, è bene fare una precisazione: tecnologie come ChatGTP o Bard appartengono a una sottocategoria di intelligenze artificiali chiamate LLM (Grands modèles de langage, in italiano “Modelli di linguaggio di grandi dimensioni”). Fanno parte, donc, di una classe di AI addestrata per generare frasi coerenti e in grado di rispondere a domande specifiche. Si basano sul deep learning, una branca automatico che utilizza reti neurali artificiali per apprendere da grandi moli di dati.

I LLM sono indubbiamente modelli potentissimi e in grado di eseguire compiti complessi, con risultati a volte sorprendenti. Ma non hanno emozioni, non hanno ricordi, non hanno una personalità propria.

«Non ancora!» ho sentito dire da alcuni «Aspetta che prendano coscienza, e vedrai cosa saranno in grado di fare». Ma questa ipotesi è plausibile?

No: i LLM, per come sono progettati ora, non rischiano di “risvegliarsi” e prendere coscienza di sé

Da poco ho letto un saggio dal “rassicurante” titolo Un monde sans travail (Daniel Susskind, Bompiani, 2022).

Tralasciando gli scenari più estremi che mi hanno procurato gli incubi per una settimana, vorrei sottolineare una parte illuminante sulla storia delle intelligenze artificiali. Secondo Susskind, l’idea che un’AI abbia coscienza di sé e possa, un giorno, provare dei sentimenti, è molto diffusa ma appartiene ormai al passato.

La svolta nella progettazione delle AI

Durante i primi esperimenti su queste tecnologie (risalenti suppergiù agli anni Quaranta del secolo scorso), si procedette così: gli scienziati, dopo aver osservato come le persone svolgevano un determinato compito, tentarono di costruire macchine che copiassero questi processi mentali.

I risultati, Mais, furono deludenti. Il pensiero e il ragionamento umano non sono risultati replicabili a livello artificiale. Susskind chiama questo approccio all’AI “purista”, nel senso che si prefissava di riprodurre in maniera puro e fedele la mente umana. In qualche modo, si riteneva che noi stessi fossimo un complesso tipo di computer e per questo potessimo essere “ricostruibili” artificialmente.

Quando sono cominciati i primi progressi nel mondo delle AI? Quando si è abbandonato l’approccio purista in favore di quello pragmatista. Si è scoperto, infatti, che le macchine funzionano in modo molto diverso dalla mente umana. I compiti che portano a termine possono sembrare eseguiti alla maniera umana, ma in realtà partono da presupposti completamente diversi.

Questa spiegazione è molto semplificata, me ne rendo conto: per approfondire, ti consiglio di leggere il saggio di Susskind. Io stessa non sono un’esperta di AI, ma sono molto interessata al funzionamento del linguaggio, che ho avuto la fortuna di sviscerare conseguendo la mia laurea specialistica in Linguistica. Se tu che stai leggendo sei una studiosa o uno studioso del settore e vuoi aggiungere qualche informazione, scrivimi pure e sarò lieta di integrare l’articolo con nuovi spunti di riflessione!

In quale modo i LLM riescono a scrivere storie?

Prenons un exemple concret. Se io chiedo a un’AI basata su LLM di scrivere una storia su una bambina che adotta un gattino abbandonato, la macchina non penserà al gattino, né alla bambina, né all’amore che lega i due. Non ricorderà di quando da piccola ha desiderato anch’essa un cucciolo. No, quello potrebbe farlo una scrittrice o uno scrittore in carne e ossa.

L’AI, Plutôt, pescherà nel suo database dei segmenti (chiamati token, ovvero unità minime di analisi che non necessariamente corrispondono a sillabe o altre nozioni morfosintattiche) inerenti alla nostra richiesta e li assemblerà su base statistica, in modo da costruire un testo plausibile e coerente. Ma non capirà cosa sta scrivendo.

Un esempio di Token generato con https://platform.openai.com/tokenizer

Quindi, cosa abbiamo in più noi esseri umani?

D'abord, noi capiamo quello che scriviamo. Ti sembra poco?

Abbiamo un vissuto. Abbiamo provato sulla nostra pelle le sensazioni che mettiamo nero su bianco o, se non le abbiamo vissute, sappiamo empatizzare con i nostri simili che ne hanno fatto esperienza. Possiamo immergerci nei loro pensieri e tentare di capire cosa passa nella loro mente.

Abbiamo l’imprevedibilità. Oui, perché a volte iniziamo a scrivere un testo con uno schema preciso in testa, ma poi la storia e i personaggi ci fanno approdare a sviluppi inaspettati. E quella spinta, quelle intuizioni che ci portano da un’altra parte, Souvent, sono geniali. Lo spiega bene Stephen King nel suo On Writing, raccontando che il finale di Misery, in fase di progettazione della trama (che, nel suo caso, parte sempre da un what if) fosse completamente diverso. Che direl’imprevedibilità umana ha fatto un buon lavoro nella svolta della storia, visto il capolavoro che ne è uscito.

Noi umani abbiamo anche uno stile che evolve nel tempo. Abbiamo ricordi ed emozioni. E abbiamo l’amore per la scrittura. Oui: a noi scrivere piace, non siamo programmati per farlo. Donc, non fermiamoci! Non lasciamoci intimorire da una macchina, da uno strumento. Piuttosto, cerchiamo di usarlo al meglio!

Come usare l’intelligenza artificiale per la scrittura di testi in modo proficuo?

Invece di farci soppiantare dai LLM, secondo il mio modesto parere il modo migliore per sfruttarli è usarli per i nostri scopi (e non farci usare da loro!).

Tradotto nell’ambito della scrittura narrativa, possiamo impiegarli per farci aiutare in diversi compiti collaterali, tra i quali:

  • ricerca delle fonti e della documentazione storico-geografica;
  • ricerca di informazioni sul potenziale pubblico del nostro romanzo;
  • supporto per la preparazione di testi promozionali: caption per i social, outline per articoli di blog eccetera;
  • supporto per redigere la scaletta della nostra storia.

Anche in questo caso, vediamo un esempio concreto. Proviamo ad analizzare un prompt (cioè un comando) che ci aiuti a iniziare il nostro romanzo alla grande. Questa è una dritta utile per chi ha un’idea un po’ vaga in testa, ma non sa bene da dove cominciare per concretizzarla.

Potresti, donc, condividere con il modello il titolo del tuo libro, il genere, i personaggi principali, l’ambientazione e i maggiori conflitti del protagonista. Poi potresti chiedere di generare una lista di domande a cui dovrai rispondere prima di iniziare la stesura, per approfondire la tua idea e definire meglio la nicchia di riferimento.

Vediamo il possibile risultato, usando Bing!

Un esempio concreto

PROMPT:

“Vorrei scrivere un romanzo dal titolo L’ultima fata. Il genere è fantasy young adult e i personaggi principali sono Eileen, Liam e Nora. Eileen è la protagonista: è l’ultima fata rimasta sulla Terra, o almeno così crede. Ha il dono di comunicare empaticamente con gli animali e vedere gli antichi portali che un tempo collegavano il mondo terrestre con il mondo fatato. Liam è un principe delle fate, che a un certo punto irrompe nella sua vita per rivelarle che non è l’ultima fata rimasta al mondo: c’è ancora una comunità nascosta in una dimensione parallela alla nostra. Nora è la sua migliore amica, ma solo all’inizio: nel corso del romanzo si rivela nemica, perché racconta a tutti il segreto di Liam, invece di tenerlo nascosto come Eileen le aveva raccomandato di fare. L’ambientazione è un’isola irlandese di fantasia di nome Doran, che cela un portale verso il regno magico di Liam. Il conflitto interno di Eileen è l’accettazione della sua natura di fata, il conflitto esterno è la rivalità con Nora. Ho bisogno di una lista di domande a cui dovrei rispondere prima di iniziare la stesura del testo, per approfondire la mia idea e definire meglio il pubblico del mio romanzo”.

3, 2, 1… partiamo con il prompt! Ecco la risposta:

“Ciao, questo è Bing. Mi sembra che tu abbia già un’idea abbastanza chiara del tuo romanzo. Tuttavia, ci sono alcune domande che potresti farti per approfondire la tua idea e definire meglio il pubblico del tuo romanzo. Ecco una lista di possibili domande:

  • Qual è il tema principale del tuo romanzo? Cosa vuoi comunicare ai tuoi lettori?
  • Qual è il tono del tuo romanzo? È leggero e divertente, o cupo e drammatico?
  • Qual è il target di età del tuo pubblico? Il tuo romanzo è adatto a bambini, adolescenti o adulti?
  • Qual è il punto di vista narrativo del tuo romanzo? Racconti la storia da una sola prospettiva o da più prospettive?
  • Qual è la struttura del tuo romanzo? Hai già definito l’inizio, lo sviluppo e la fine della tua storia? Hai previsto dei colpi di scena o dei cliffhanger?
  • Qual è il genere del tuo romanzo? È solo fantasy o ha anche elementi di altri generi, come il romance, il thriller o l’avventura?
  • Come descrivi il mondo fatato di Liam? Quali sono le sue caratteristiche, le sue regole e le sue creature magiche?
  • Come descrivi i personaggi secondari del tuo romanzo? Quali sono i loro ruoli, le loro personalità e le loro relazioni con i protagonisti?
  • Come descrivi lo stile del tuo romanzo? Quali sono le parole chiave, le metafore e le figure retoriche che usi per creare immagini vivide nella mente dei tuoi lettori?».

Queste domande ci danno una prima traccia, che potrebbe essere utile per trasformare un’idea di poche righe in un romanzo vero e proprio. Possiamo scartarne alcune e possiamo lavorarci su, com’è ovvio, pouquoi non si tratta di un elisir magico per tramutarci all’improvviso in maghi della letteratura.

I limiti delle AI

I LLM sono strumenti validi per la fase di brainstorming, magari possono fornire qualche spunto per superare il blocco dello scrittore, ma non scrivono un intero libro al posto nostro. E sono ancora in fase di perfezionamento, come possiamo notare dal fatto che, nell’esempio sopra, Bing ci chiede se il nostro romanzo è “adatto a bambini, adolescenti o adulti”, anche se gli abbiamo già detto che si tratta di uno young adult. Insomma, non sono certo perfetti e infallibili, richiedono molto cervello (umano) per essere usati al meglio. Ricordiamoci che si basano sulla probabilità, per cui non è detto che ogni loro risultato sia corretto. È probabile che possa andare bene, ma non è sicuro!

Spesso, poi, le intelligenze artificiali (non solo i LLM) sono programmate con dati inesatti, incompleti o, peggio ancora, si basano su pericolosi pregiudizi cognitivi. Per questo motivo, devono essere usate con prudenza e, soprattutto, con una sana dose di consapevolezza!

E a te, come verrebbe comodo usare l’intelligenza artificiale per la scrittura di testi? Ti piacerebbe semplificare il lavoro di promozione, la ricerca della documentazione o magari l’analisi di mercato? Scrivimi per raccontarmelo!

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