Comment commencer à écrire un livre? Trois conseils de Calvino

Impariamo l’arte degli incipit con un maestro d’eccezione

pouquoi analizzare gli incipit dei grandi autori? Le motivazioni sono numerose, ma direi che la prima è «perché sono belli». Banale? Oui, ma anche vero. Non dobbiamo mai dimenticare che, sebbene scrittori e editor si rapportino ai testi con sguardo professionale, la lettura è innanzitutto un piacere!

Tu, Mais, forse sei qui per avere qualche dritta per i tuoi romanzi e, in particolare, vorresti rispondere alla domanda: «Come iniziare a scrivere un libro in modo accattivante?». Benissimo, in questo articolo troverai materiale adatto al tuo percorso! Il nostro Calvino, con il suo stile sublime, potrà darci molte indicazioni utili.

Le righe che commenterò sono quelle iniziali del racconto Ricordo di una battaglia. Non è uno dei suoi lavori più conosciuti, ma credo che questo renda ancora più interessante scoprirlo insieme.

Ecco il brano:

Non è vero che non ricordo più niente, i ricordi sono ancora là, nascosti nel grigio gomitolo del cervello, nell’umido letto di sabbia che si deposita nel fondo del torrente dei pensieri: se è vero che ogni grano di questa sabbia mentale conserva un momento della vita fissato in modo che non si possa più cancellare ma seppellito da miliardi e miliardi d’altri granelli.

1. L’importanza delle primissime parole

Solo otto vocaboli, un battito d’ali, eppure ci coinvolgono immediatamente nel racconto:

Non è vero che non ricordo più niente.

Qui Calvino si rivolge direttamente a noi che stiamo leggendo, ma non solo, è come se continuasse un discorso già iniziato. È come se noi gli avessimo detto: «Caro Italo Calvino, mi sembra proprio che tu non ricordi più niente del tuo passato». Tutto ciò che segue dipende da questa “nostra” affermazione. In questo modo siamo resi partecipi fin da subito.

2. Similitudini? Oui, ma solo se originali

Ognuno di noi sa che il cervello è “materia grigia”, ma solo un grande scrittore può farcelo visualizzare come un grigio gomitolo che nasconde i ricordi. È un’immagine immediata – sappiamo tutti com’è fatto un gomitolo – ed è un’immagine calzante, perché evoca sia il colore del cervello, sia la sfumatura fioca dei ricordi lontani, sia la loro confusione ingarbugliata.

Ma la mente è nello stesso tempo fantasia, irrazionalità, emozione: subito dopo, infatti, compare la fresca immagine del torrente. Perché un torrente? Perché è proprio nel suo umido letto che i ricordi si depositano. Ogni ricordo è come un granello di sabbia: impalpabile, seppellito da mille altri frammenti di memoria; eppure è lì, un oggetto fisico, che forse possiamo ritrovare se scaviamo nel fondo del torrente.

3. Punteggiatura adeguata al ritmo

Questo incipit dimostra come il semplice uso della punteggiatura possa trasmettere e rafforzare il senso di un testo. Attesta l’importanza della costruzione di un periodo.

Le prime frasi sono brevi, incalzanti, separate da virgole che rendono il discorso veloce: questo perché Calvino si sta affrettando a darci una spiegazione, a smentire la premessa implicita del testo (cioè che non ricorda niente del passato). 

La seconda metà del periodo, Plutôt, è più riflessiva. Non ha punteggiatura ed è tutta incentrata sulla similitudine del granello di sabbia. A separare le due parti ci pensano quei magistrali due punti inseriti dopo la parola pensieri.  La prima metà, proclamata con foga, trasmette un’affermazione: «Non è vero che non ricordo più niente!».

Nella seconda, il discorso si fa più intimistico e meditato. E, come sempre, quando riflettiamo sulle cose compare il dubbio: se è vero che ogni grano di questa sabbia mentale conserva un momento della vita. Se. Il quesito implicito non è risolto nel periodo. Siamo noi lettori che dobbiamo dare una risposta, se l’abbiamo, o comunque sforzarci di guardarci dentro e riflettere sull’abisso dei nostri ricordi.Hai riflessioni o domande su questo incipit, oppure su come iniziare a scrivere un libro in generale? Non esitare a contattarmi!

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