Le plus bel incipit du monde

Tre maestri della letteratura (e un bonus fiabesco) per capire i modi più accattivanti di iniziare un libro

Ci sono molti, moltissimi modi per avviare una storia. Lo studio di queste tecniche è un aiuto fondamentale per capire come cominciare il tuo romanzo in maniera accattivante, così da coinvolgere i lettori e le lettrici fin dalle prime righe.

Per iniziare alla grande, un’ottima domanda da porsi è: «Qual è l’incipit più bello del mondo, quello che proprio non possiamo fare a meno di conoscere?».

Ebbene, nel corso degli anni sono state fatte varie classifiche. Sceglierne una non è stato facile! Potrà servirci come spunto per iniziare il nostro percorso, tenendo presente che si tratta di dati soggettivi. Ognuno ha i suoi incipit del cuore, lo scopo di questo articolo è imparare ad analizzarli per carpirne tutti i segreti. Preparati, inizia il nostro viaggio romanzesco!

Tre incipit da amare

Secondo l’American book review, i tre avvii letterari più belli del mondo sono questi:

1. Chiamatemi Ismaele.

(Moby Dick, Herman Melville)

Melville crea subito un contatto tra la voce narrante e i lettori, rivolgendosi direttamente a questi ultimi. Bastano due parole per accendere l’interesse: perché chi scrive vuole celare la sua identità dietro a uno pseudonimo? E perché ha scelto proprio un nome così particolare, che richiama suggestioni bibliche? Per scoprirlo, l’unico modo è andare avanti con la lettura.

2. È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo fornito di un buon patrimonio debba sentire il bisogno di ammogliarsi.

(Orgoglio e pregiudizio, Jane Austen)

La penna di Jane Austen non delude mai: sa essere lieve, ironica e incisiva nello stesso tempo. La grazia e la precisione con cui cesella le frasi trasmettono i suoi messaggi in modo diretto, senza perdersi in giri di parole. Con questa semplice affermazione ci introduce subito nel suo mondo, fatto di verità universalmente riconosciute che si rivelano invece affermazioni inaffidabili. Perché mai uno scapolo abbiente dovrebbe sentire il bisogno di prendere moglie? Chi lo dice? E, soprattutto, chi sarà il giovanotto in questione? Nonostante la frase sia generica, infatti, capiamo subito che parla di qualcuno in particolare.

3. Un grido s’avvicina, attraversando il cielo.

(L’arcobaleno della gravità, Thomas Pynchon)

Pynchon ci catapulta subito nel vivo dell’azione, in un momento pericoloso e concitato. Cosa sarà questo grido che si avvicina? Il brano continua: È già successo prima, però niente di paragonabile a adesso. Ormai è troppo tardi. L’Evacuazione prosegue, ma è tutta scena. Il senso di pericolo è tangibile e ci spinge a proseguire la lettura per capire cosa stia succedendo.

Niente male, vero? Da ognuno di essi è possibile trarre spunti interessanti:

  1. possiamo iniziare rivolgendoci direttamente al lettore, per creare un legame empatico fin dal principio;
  2. possiamo puntare sull’ironia e su un’affermazione intrigante, magari volutamente provocatoria o sarcastica, per stimolare le riflessioni del pubblico;
  3. possiamo entrare subito in medias res, trasmettendo un senso di allarme, avventura e mistero.

Qual è il tuo incipit preferito, tra questi tre o tra altri che conosci? Se ti va, fammelo sapere scrivendomi una e-mail.

Il mio incipit del cuore

Per quanto mi riguarda, ognuno di quelli indicati mi trasmette emozioni diverse, segno della personalità (e genialità) dei loro autori. Néanmoins, nessuno dei tre è il mio favorito in assoluto. Il posto d’onore spetta a qualcosa di totalmente diverso: l’incipit di Biancaneve.

«Ma come? Questa paragona gli incipit dei capolavori della letteratura con l’avvio di una semplicefiaba?» Potresti chiederti.

Oui. Certo che sì! Per me le contes de fées sono capolavori, opere d’arte elaborate dalla coscienza collettiva dell’umanità nel corso dei secoli. Tramandate di bocca in bocca, perfezionate per diventare sempre più universali. Quando poi approdano alla forma scritta grazie ad autori del calibro dei fratelli Grimmbe’, il risultato è questo:

Una volta, in inverno inoltrato, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva seduta accanto a una finestra dalla cornice d’ebano.

Ho quest’immagine stampata nella mente fin dai lontani anni Ottanta, quando la mia mamma comprava le cassettine delle fiabe con i punti del budino Elah. Tra tutte le storie ascoltate, quella di Biancaneve era la mia preferita, proprio per questo incipit. Vedevo (e vedo ancora) davanti ai miei occhi la nobile regina, intenta a svolgere un lavoro quotidiano come il cucito. I fiocchi, che volteggiano leggeri e candidi fuori dalla finestra, si contrappongono al nero del cornicione («L’ebano è un legno tutto nero», mi spiegava la mamma).

Andiamo ancora un po’ avanti:

E, mentre cuciva e alzava gli occhi per guardare la neve, si punse un dito e tre gocce di sangue caddero nella neve. Il rosso era così bello su quel candore, che ella pensò fra sé: “Avessi un bambino bianco come la neve, rosso come il sangue e nero come il legno della finestra!». Poco tempo dopo, diede alla luce una bimba bianca come la neve, rossa come il sangue e con i capelli neri come l’ebano; e, per questo, la chiamarono Biancaneve.

Traduzione tratta da Grimmstories.com

Non è una meraviglia?

Rosso, come il sangue che dona la vita; nero, come la morte; bianco, come l’innocenza della nuova creatura che verrà al mondo, in questo intreccio di vita e di morte. Tutto il significato dell’esistenza, racchiuso in poche righe.

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