Classic fairy tales: five things to know

Because classic fairy tales are violent? Because they tell of a world clearly divided into Good and Bad? Let's try to answer these and other questions!

Davanti alle fiabe classiche, i lettori contemporanei possono rimanere turbati da alcuni elementi crudi, che sono stati censurati o edulcorati nelle versioni più moderne. Nevertheless, i racconti della tradizione racchiudono un patrimonio che sarebbe un peccato perdere: secoli di saggezza popolare hanno creato storie in grado di far affrontare al genere umano le sue paure più ataviche nel migliore dei modi. Non a caso, moltissime tematiche delle fiabe sono universali e si ritrovano nei miti e nelle leggende di tutto il mondo.

In questo articolo cercherò di chiarire i dubbi più frequenti che genitori, scrittori e lettori in generale si pongono sull’argomento.

1. Perché nelle fiabe classiche ci sono elementi cupi/violenti?

Secondo l’interpretazione psicoanalitica (il cui massimo esponente è stato Bruno Bettelheim), i passaggi “dark” permettono agli ascoltatori di esorcizzare e superare le proprie paure. L’orco di Pollicino, la malvagia regina di Biancaneve o il lupo di Cappuccetto Rosso sono un simbolo del male temuto dal bambino, che spesso ha paura di essere sopraffatto dal mondo incomprensibile degli adulti. Il suo senso di giustizia viene però ripagato dal finale, che punisce sempre i cattivi. Nella versione originale di Biancaneve, per esempio, la strega viene costretta a danzare su scarpe roventi fino a morire.

Prendiamo come modello un’altra celebre fiaba: i genitori che abbandonano i figli in Hansel e Gretel rappresentano il terrore di essere lasciati soli (persino un evento apparentemente banale come l’ingresso all’asilo può essere percepito dai più piccoli come un abbandono). I due protagonisti alla fine riescono a ritornare in famiglia, dando così ai bambini una rassicurazione sulla propria capacità di cavarsela da soli e tornare a casa, nonché di perdonare il genitore che li ha “abbandonati”. I piccoli ascoltatori si identificano nei protagonisti e il lieto fine fornisce lo stimolo positivo per affrontare la vita.

Analizzando la domanda in senso più globale, non dobbiamo poi dimenticarci quello che affermava Calvino:

Io credo questo: le fiabe sono vere.

Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi.

(Italo Calvino, Introduzione alle Fiabe Italiane, edizione Meridiani Mondadori 2001).

Essendo una “spiegazione generale della vita”, è ovvio che comprendano tutti gli aspetti dell’esistenza, anche quelli più cupi.

2. Perché nelle fiabe classiche ci sono solo Buoni o Cattivi?

Secondo l’approccio psicoanalitico, questo è il modo più funzionale per parlare ai bambini.

Le fiabe tracciano il confine tra ciò che è lecito e ciò che è illecito, punendo in modo intransigente chi si comporta con malvagità, e premiando chi agisce con buon cuore. Questo può avvenire solo se nella fiaba è presente una netta distinzione tra Bene e Male.

In generale, possiamo dire che le fiabe veicolano i loro messaggi tramite simboli e archetipi, che per loro natura sono elementi estremizzati. I protagonisti non sono i “personaggi a tutto tondo” e ricchi di sfaccettature di un romanzo contemporaneo, né ambiscono a esserlo. Sono delle creature metaforiche, che ognuno è libero di interpretare e vivere in modo personale.

3. Se racconto fiabe al mio bambino o alla mia bambina, crederà che streghe/fate/orchi esistano veramente?

Le fiabe classiche iniziano con la formula: “C’era una volta, in un regno lontano…”, collocando gli eventi in una dimensione spazio-temporale remota e separata dalla nostra realtà. I bambini, che spesso sottovalutiamo, sanno che i personaggi fiabeschi non fanno parte della quotidianità. Ma se capita che qualche creatura mostruosa li colpisca in modo particolare, fino a spingerli a cercare conferme chiedendo: «Esiste nella realtà?», non può esserci risposta più azzeccata di quella di Tolkien:

Abbastanza spesso quello che i bambini intendono dire quando chiedono «È vero?» è «Questa storia mi piace, ma è contemporanea? Sono al sicuro nel mio letto?». La risposta: «Sta’ certo che oggi non c’è nessun drago in Inghilterra» è tutto quello che vogliono sentire.

(Da Tree and Leaf, J.R.R. Tolkien, Houghton Mifflin 1965. Translation taken from Il mondo incantato di Bruno Bettelheim, edizione Feltrinelli 2013).

4. Le fiabe aiutano a crescere?

Alla luce di quanto detto… certo! Le fiabe classiche aiutano a crescere, si può addirittura dire che siano state ideate, tramandate e perfezionate nel corso dei secoli per istruire i bambini senza annoiarli, ma al contrario divertendoli e affascinandoli, lanciando i loro messaggi in modo implicito.

Sono, inoltre, fruibili a vari livelli. Un adulto avrà chiavi interpretative del tutto diverse da quelle percepibili da un bambino o una bambina.

Secondo me non è mai troppo tardi per iniziare a leggerle, anzi! Riscoprendole da grandi, si possono superare molti pregiudizi. Ad esempio, sapevi che la fiaba originale di Cappuccetto Rosso, tramandata dall’oralità contadina, era molto più ”girl power” delle versioni successive? Nel nucleo primitivo della storia, la protagonista si salva da sola dalle grinfie del lupo, con un trucco davvero scaltro. Ma quando è stata fissata in forma scritta, tutto è cambiato: Perrault, che voleva a ogni costo inserire la morale per educare le “giovinette” ingenue, l’ha fatta mangiare dalla belva; i Grimm, invece, hanno introdotto la figura salvifica del cacciatore.

5. Quali sono le fiabe classiche più belle/utili da raccontare?

Non ci sono fiabe migliori delle altre: tutte parlano al nostro piccolo ascoltatore in modo diverso. Spesso è il bambino stesso che ci dà indicazioni su quali racconti gli “servono” in quel momento, alternando per esempio un periodo in cui vuole ascoltare in continuazione Il gatto con gli stivali a uno in cui predilige Raperonzolo.

Anche da adulti possiamo seguire il nostro istinto, magari riscoprendo la vera natura delle fiabe che amavamo da piccoli (occhio ai traumi!).

Per approfondire

Per concludere il nostro viaggio, ti propongo quattro testi molto belli sull’argomento.

  1. Il mondo incantato di Bruno Bettelheim. Sicuramente è un’opera da leggere con atteggiamento critico, poiché si spinge in interpretazioni a volte forzate nel tentativo di spiegare in chiave freudiana ogni aspetto delle fiabe classiche, ma è comunque un saggio interessante per chiunque voglia approcciarsi alla tematica.
  2. Cappuccetto rosso: una fiaba vera, a cura di Stefano Calabrese e Daniela Feltracco. Una raccolta di brevi saggi che fornisce una panoramica sulle diverse interpretazioni di questa storia amatissima.
  3. Fiabe italiane di Italo Calvino. Duecento racconti provenienti da ogni regione d’Italia, commentati dalla geniale penna di uno degli autori italiani più grandi del secolo scorso.
  4. E alla fine muoiono di Lou Lubie. Un saggio a fumetti che esplora le parti più crude delle fiabe classiche e le trasformazioni che hanno subito nel corso dei secoli, offrendo molti spunti utili per la loro interpretazione. Dettagliatissimo, divertente e sagace, l’ho divorato in una sera!

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