Petits contes de fées pour (ri)découvrez la magie de l'enfance

Piccole storie con finale a sorpresada leggere in pochi minuti!

Le fiabe riescono a farci tornare bambini, fanno bene al cuore e… portano fortuna! La mia carriera nell’editoria, infatti, è iniziata proprio con una fiaba pubblicata nel piccolo blog che gestivo all’epoca. Un editore l’ha notata e da lì è iniziata l’avventura.

Da anni, ormai, per lavoro creo storie brevi, anzi brevissime: 800 o 1000 caratteri al massimo, una lunghezza vincolata dai menabò delle riviste per cui scrivo. Questi confini, Mais, non mi fanno sentire limitata, tutt’altro. Trovo che la brevità costringa uno scrittore o una scrittrice a misurare le parole, a cesellare il testo finché non ne rimane la più intima essenza.

Di seguito ti racconto qualche piccola fiaba che ho scritto non per lavoro ma per diletto, con l’unico scopo di divertire e divertirmi. Buona lettura!

Cinque fiabe brevi e magiche… per tutte le età

La prescelta dell’unicorno

C’era una volta un unicorno che brucava per i fatti suoi in una bella radura fatata.

All’improvviso, arrivò un ricco re col suo seguito di cortigiani.

«Messer Unicorno!» disse «ho saputo che qualunque fanciulla vergine e pura di cuore vi tocchi diventerà immensamente ricca, così sono giunto qui affinché le donne del mio regno possano beneficiare di tale dono».

L’unicorno riteneva quella richiesta una scocciatura, ma per evitare problemi accontentò il nobile.

Fu sfiorato da tutte le fanciulle della corte, a partire dalle figlie del re. Di volta in volta, l’animale diceva: «Tu sei vergine ma non sei pura di cuore», oppure «Tu non sei pura di cuore» (poiché era un gentilunicorno e certe cose preferiva sottintenderle).

Quando anche l’ultima dama venne respinta, l’attenzione di tutti fu catturata da un acuto grido di dolore, proveniente da un sentiero vicino. Andarono a vedere: si trattava di una contadina che stava per partorire e urlava in preda alle doglie. Era così povera che si era dovuta recare al lavoro nonostante l’avanzato stato di gravidanza, e ora era in preda al travaglio lontana da casa. Subito le balie di corte accorsero ad aiutarla.

Per fortuna andò tutto bene e, dopo qualche ora, nacque una bellissima e sana bambina.

L’unicorno, incuriosito, si sporse per guardare la nuova nata e in quel momento… la manina della bimba gli sfiorò il muso.

«Tu sei vergine e pura di cuore, perché sei ancora innocente» proclamò l’unicorno.

E così la figlia di una contadina divenne la fanciulla più ricca del regno.

Il druido e il salmone della conoscenza

C’era una volta un druido che voleva diventare l’uomo più sapiente della Terra, così decise di catturare il magico salmone della conoscenza: un pesce in grado di donare tutta la saggezza del mondo a chiunque l’avesse mangiato.

Il druido trascorse settantacinque anni sulle rive del Fiume Incantato, cercando di pescare il salmone. Catturò decine e decine di pesci, ma mai quello giusto. Apprese mille ricette diverse per cucinarli con intingoli deliziosi, ma tutti i suoi sforzi non gli consentivano mai di gustare l’animale che cercava.

À la fin, in un gelido e grigio mattino di novembre, vide nuotare davanti a sé il salmone della conoscenza. Era ricoperto di scaglie d’oro e sul dorso sfoggiava la runa della saggezza, ansuz, impressa a caratteri iridescenti. Non poteva sbagliarsi, si trattava proprio di quello che stava cercando! Il druido non esitò un attimo, si immerse nelle acque e con un rapido movimento lo afferrò. Tirandolo fuori dal fiume, esplose in un urlo di gioia: finalmente sarebbe diventato l’uomo più sapiente del mondo!

Quando il salmone smise di respirare, il druido lo posò a riva e cominciò ad accendere un bel fuocherello. Decise che l’avrebbe cucinato in modo semplice, insaporendolo solo con burro e timo.

Proprio mentre era concentrato a controllare il fuoco e preparare il condimento, passò di lì un grosso gatto. Vide il salmone abbandonato sulla riva erbosa e, senza pensarci due volte, lo mangiò in un sol boccone. Dopodiché sparì in mezzo al bosco, accompagnato dalle imprecazioni del druido.

Quel gatto divenne la creatura più sapiente della terra. Peccato che nessuno venne mai a conoscenza perché, si sa, i gatti non amano condividere i loro segreti.

Il castello del drago

C’era una volta un drago colto e raffinato, che non voleva vivere in una grotta come i suoi simili. Così si costruì un bellissimo castello, dove poter abitare nel lusso e conservare tutti i suoi tesori.

Gli abitanti del reame vicino, invidiosi, con la scusa che il drago era un animale pericoloso decisero di distruggere il castello. E una volta con le catapulte, una volta con i dardi infuocati, una volta con le frecce avvelenate, rovinavano sempre la bella magione… e al povero drago toccava ricostruirla da capo.

Allora gli venne un’idea. Nottetempo rapì la principessa del reame per tenerla in ostaggio nella sua dimora. Lo stratagemma funzionò: i suoi nemici non potevano più attaccarlo, per non rischiare di mettere a repentaglio la vita della fanciulla.

Un prode cavaliere, Mais, un bel giorno riuscì a eludere la sorveglianza del drago e scalare la torre dove viveva la pulzella.

«Principessa, sono venuto a liberarvi!» Proclamò, tutto orgoglioso.

«Non credo proprio. Non ho la minima intenzione di ritornare a casa» rispose lei.

«Cosa?!» esclamò il paladino.

«Avete capito benissimo. Qui vivo nello sfarzo, ho cinque servitori a disposizione, abiti e gioielli a volontà e una biblioteca continuamente aggiornata coi best seller del momento. Non vedo perché io debba tornare tra quegli zotici del reame. E se proprio volete saperlo, ogni notte di luna crescente il drago si trasforma in un uomo cento volte più bello di voi».

Al cavaliere non rimase altro che tornarsene a casa a mani vuote. Il drago e la principessa, Plutôt, vissero felici e contenti nel loro castello.

La principessa e la rosa

C’era una volta una graziosa principessa che aveva promesso la sua mano a chi le avesse presentato il dono più bello.

Arrivò il ricco Re del Mare, col mantello trapuntato di perle. Le offrì una collana di corallo.

Arrivò il fastoso Re della Montagna, col mantello ricamato d’argento. Le offrì un anello d’oro.

Infine, arrivò il Re della Campagna, che non era molto ricco e in verità si presentò piuttosto male in arnese. Aveva un mantello di cotone grezzo e come dono le offrì una rosa.

«Che regalo banale! Le rose si trovano dappertutto, mentre questa collana è unica: proviene dalle profondità della barriera corallina» disse il Re del Mare.

«Anche questo anello è unico e prezioso» rincarò il Re della Montagna «viene dalla miniera d’oro più grande del pianeta».

«Principessa, anche questa rosa è unica» spiegò il Re della Campagna «è la Rosa delle Storie. Ogni petalo che verrà sfogliato dalle vostre mani corrisponderà a una storia che io vi narrerò. Draghi, fate, folletti, unicorni e streghe: tutto racchiuso in questa rosa».

«Invero è un regalo interessante» notò la Principessa «eppure ha qualcosa di meno rispetto agli altri doni. L’oro e il corallo durano per sempre, mentre questa rosa tra poco appassirà e io rimarrò senza storie».

«Mia principessa, vi posso assicurare che non è così» disse il Re della Campagna «questa rosa è talmente bella e profumata da essere stata impollinata da tutte le api del mio regno. Quando appassirà andrò a cogliere i fiori nati dai suoi semi e ognuno di essi avrà nuovi petali di storie. Queste rose daranno vita ad altri fiori magici e così di seguito, per sempre. E la mia voce non si stancherà mai di narrarvi le fiabe più fantastiche».

Con queste parole convinse la sua bella. Dopo pochi mesi di sposarono e nel loro matrimonio non mancarono mai le storie, né le rose.

Il sacro Graal

C’era una volta un giovane che amava le avventure e la vita all’aria aperta, così decise di arruolarsi alla corte di re Artù. Non cercava fama e ricchezza, ma solo una vita densa di avvenimenti.

Appena arrivato a corte, scoprì che tutti i paladini del re avevano il grande obiettivo di trovare il Sacro Graal. Al cavaliere sembrò una bella impresa in cui cimentarsi, pertanto partì alla ricerca del prezioso manufatto.

Si inoltrò in un bosco nero come un novilunio, in cui si aggiravano pipistrelli grandi come aquile. Ma il nostro eroe amava gli animali insoliti, così lo attraversò senza paura.

In una radura intricata fu sfidato a combattere da un gigante a due teste. Ma il nostro eroe amava le sfide, e senza timore lo sconfisse.

Infine, fu ospitato nel castello di una bellissima fata, che gli offrì ogni sorta di ricchezza se avesse accettato di rimanere per sempre con lei. Ma al nostro eroe non interessavano i beni materiali, così rifiutò.

«Messere, avete superato tutte le sfide, laddove gli altri hanno fallito. Come ricompensa, ecco a voi il Sacro Graal» disse la fata.

Davanti agli occhi del cavaliere comparve un vassoio d’argento con sopra la mitica coppa.

«Madama, grazie per il pensiero. Ma se porto al re il Sacro Graal le mie avventure finiranno qui, e non avrò più scuse per fargli finanziare i miei viaggi avventurosi. Dunque farò finta di non aver mai visto questo tesoro».

E, davanti agli occhi esterrefatti della fata, il cavaliere se ne andò. Nessun essere umano, da allora in poi, vide più il Sacro Graal.

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